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LA RECITA DEL ROSARIO E I SUOI BENEFICI.


Uno studio (*) condotto da un gruppo di ricercatori universitari, guidato dal professor Luciano Bernardi, ha messo in evidenza i benefici per la salute cardiaca che derivano dalla pratica di un metodo naturale quanto antico, la meditazione yoga e la recita del rosario, che, sfruttando le proprietà di controllo del respiro indotte da tali pratiche, aiuta i pazienti affetti da scompenso cardiaco a regolarizzare il battito con ricadute positive sulla pressione arteriosa. Nei pazienti che soffrono di scompenso cardiaco si presentano i sintomi tipici di dispnea e intolleranza allo sforzo fisico: il cuore non è in grado di garantire una efficiente perfusione tissutale, con conseguenti modificazioni del sistema neurovegetativo e respiratorio, ai quali sono strettamente correlabili i sintomi a carico dell’apparato vascolare sopra descritti. Per coloro che sono affetti da tali disturbi le pratiche di controllo del respiro possono portare notevoli benefici, perché una pratica di tale controllo può influenzare il sistema neurovegetativo (o simpatico), il ritmo cardiaco, il tono vagale e le funzioni cerebrali, con modificazioni nella produzione di neurotrasmettitori e ormoni.

In che modo? Le funzioni cardiorespiratorie sono regolate dalle informazioni provenienti da dei sensori, i barocettori e i chemocettori, che trasmettono al cervello, rispettivamente, informazioni sul livello della pressione arteriosa e di ossigeno e anidride carbonica presenti nel sangue. A seguito delle informazioni ricevute il cervello regola automaticamente i livelli della pressione e dei gas nel sangue, agendo sui sistemi neurovegetativi del sistema nervoso simpatico e parasimpatico, che hanno rispettivamente, in generale, funzione eccitatrice e inibitrice dell’attività di un organo. La respirazione lenta va proprio a condizionare questo tipo di riflessi, normalmente involontari, ma che possono essere influenzanti da tecniche di controllo del respiro, apprese e volontarie. Lo scopo è quello di aumentare l’attività parasimpatica e ridurre quella simpatica, e ridurre l’iperventilazione, tipica dei pazienti affetti da scompenso cardiaco.


L’esperimento

Sono note da tempo le interazioni fra controllo del respiro e circolo: quando il respiro è più rapido anche il battito cardiaco è più intenso; si riconoscono anche gli effetti della parola sulla modulazione del respiro e della circolazione, si sa, infatti, che il semplice conversare, in maniera rilassata, riduce la frequenza respiratoria. «L’idea innovativa – dice il professor Bernardi – è stata quella di usare una formula ritmica nell’eloquio, come la recitazione del rosario e di un mantra, e misurarne gli effetti sul ritmo cardiaco». È stato selezionato un gruppo di 23 persone, 16 uomini e 7 donne in buona salute. È stata registrata la loro attività cardiaca, e sono stati misurati i valori relativi alla respirazione e alla pressione in diverse circostanze: durante un comportamento respiratorio ordinario, durante un’attività di controllo della respirazione e mentre parlavano normalmente. Al gruppo è stato poi chiesto di recitare il rosario in latino, e un mantra tipico dello yoga, “om-mani-padme-om”. Nessuno dei soggetti dell’esperimento aveva conoscenze pregresse delle pratiche yoga: semplicemente, nei giorni precedenti, erano stati istruiti da un maestro su come recitare il mantra. Il maestro stesso non era al corrente delle finalità dell’esperimento, e l’istruzione si limitava alla consegna di recitare il mantra a voce alta e risonante, ascoltando il suono prodotto e lasciandolo fluire liberamente, completando l’espirazione con tranquillità alla fine del mantra e facendo una pausa prima di iniziare il ciclo successivo. Per quanto riguarda la recitazione del rosario, la sequenza tipica di 50 Ave Maria vedeva la figura classica della guida che dava inizio alla preghiera, cui facevano seguito gli altri membri del gruppo. Anche in questo caso i partecipanti eseguivano, spontaneamente, la classica pausa rituale prima di iniziare il ciclo successivo. In entrambi i casi non era stata data nessuna istruzione riguardo i tempi della preghiera. Alla fine della recitazione sono stati nuovamente misurati i valori relativi all’attività (frequenza) cardiaca, alla respirazione e alla pressione. Sorprendentemente, sia il mantra che il rosario avevano avuto effetti similari, arrivando a rallentare il ritmo respiratorio e regolarizzandolo su una frequenza di un respiro ogni 10 secondi, sei al minuto. Un tempo importante, perchè corrisponde esattamente ai ritmi spontanei propri del sistema cardiovascolare, amplificando quindi gli effetti benefici sullo stato fisiologico dell’organismo. Prima della recitazione del rosario o del mantra la frequenza respiratoria era di 14 respiri al minuto, la frequenza respiratoria media delle popolazioni occidentali; è stato anche osservato, e lo vogliamo sottolineare, che il puro e semplice “parlare generico”, pur rallentando il ritmo respiratorio, non lo regolarizza, cosa che avviene invece a seguito di una modulazione ritmica, in cui si obbliga il respiro a fare una pausa, durante la quale il ritmo si stabilizza. Il sincronizzarsi del respiro sulla frequenza di 10 secondi, il ritmo endogeno dell’apparato cardiovascolare, ha effetti benefici sull’attività cardiaca, migliorando l’ossigenazione del sangue e migliorando lo stato di salute di pazienti con scompensi cardiaci. Il professor Bernardi studia da tempo le tecniche di respirazione e i problemi legati all’ipossia, e nel corso di un’intervista ci ha cortesemente fornito alcune informazioni aggiuntive.


Yoga e rosario, un’origine comune?

Gli effetti benefici similari, prodotti dalla recitazione del rosario e del mantra, riportano ad un fatto curioso. Benché non ci siano fonti certe sull’origine storica del rosario, alcuni ritengono che sia stato introdotto in occidente dai cavalieri crociati di ritorno dalla Terra Santa, i quali avevano conosciuto questo strumento rituale, usato per accompagnare questa forma di preghiera ripetitiva, dalle popolazioni arabe con cui avevano vissuto a contatto in quei luoghi. I mercanti arabi, secondo la tradizione, avrebbero riportato questo oggetto di culto dalle Indie, dopo aver percorso la via delle spezie e della seta. Realtà o leggenda è vero che il rosario è un oggetto di culto comune a piú religioni: è usato dai monaci buddisti dell’India, dai cristiani, come preghiera di culto alla Vergine, e dagli arabi, che lo usano per salmodiare i 100 nomi di Allah.


Yoga tanti benefici

La pratica dello yoga non si limita all’attività di controllo del respiro, ma può essere utile al fine di prevenire altre malattie cardiovascolari, come l’aterosclerosi e l’ipertensione, che affliggono la società contemporanea, fino ad essere tra le principali cause di decesso in occidente. Imparare a rilassarsi e ridurre lo stress attraverso la meditazione può ridurre l’aterosclerosi ed il rischio di attacco cardiaco e infarto. Uno studio pubblicato su Stroke, la rivista scientifica dell’associazione dei cardiologi americani, ha rilevato come la meditazione da sola, senza essere accompagnata da particolari cambiamenti nella dieta e nello stile di vita, né essere affiancata a terapie farmacologiche mirate, sia in grado di ridurre l’aterosclerosi. Un gruppo di ricercatori americani della Drew University of Medicine and Science di Los Angeles ha tenuto in osservazione per sette mesi un gruppo di 60 volontari, uomini e donne. Prima dell’esperimento è stato misurato, attraverso gli ultrasuoni, lo spessore della parete interna della carotide degli individui sottoposti a esame, è stato cioè rilevato il livello di colesterolo depositato sulle pareti dei vasi arteriosi, che è uno degli indici di misura del livello di aterosclerosi, nonché un indicatore della probabilità del manifestarsi di attacchi cardiaci. Gli individui sono stati poi divisi in due gruppi; uno è stato sottoposto ad un programma salutistico, l’altro ha seguito un programma di meditazione trascendentale. Alla fine del programma si è riscontrato che, negli individui che avevano seguito il programma di meditazione, lo spessore della parete interna della carotide era diminuito di 0.098 mm, mentre nel gruppo che aveva seguito il programma salutistico lo spessore era aumentato di 0.054 mm. È importante notare che una riduzione spessoria di 1 mm indica, approssimativamente, una diminuzione del rischio di attacco cardiaco pari all’11 percento, e una diminuzione del rischio di infarto variabile dal 7 al 15 percento. I miglioramenti riscontrati nel gruppo che aveva praticato la meditazione erano paragonabili ai risultati che si possono ottenere attraverso una terapia farmacologica mirata e una rilevante modificazione dello stile di vita. Uno studio analogo dello stesso gruppo di ricercatori, svolto su persone anziane, età media 74 anni, ha ottenuto analoghi risultati positivi.


Filosofie orientali o pratiche cristiane?

A fronte dei benefici riscontrati il professor Bernardi sottolinea un fatto rilevante, che va tenuto presente: lo yoga è una pratica diretta al controllo del corpo; include una parte specificamente atletica che, benché foriera di tutti i vantaggi propri dell’esercizio fisico, va eseguita sotto una guida esperta e va calibrata in base allo stato di salute e alla condizione fisica del soggetto. Non può essere consigliata a tutti i pazienti indistintamente: alcuni esercizi, per esempio, possono non essere adatti a chi presenta valori elevati di pressione.

I piu semplici esercizi respiratori della pratica yoga (così come la recitazione del rosario) non presentano invece controindicazioni e portano comunque ai benefici sopra descritti.


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*studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Pavia, guidato dal professor Luciano Bernardi, in collaborazione con le unità scientifiche di altre prestigiose università, tra le quali il Dipartimento di Medicina Interna dell’Ospedale Santa Maria Nuova di Firenze, e il Dipartimento di Medicina Cardiovascolare del John Radcliffe Hospital di Oxford.

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